La tazza

Poco tempo fa, in una cittadina normale, di un paese normale, viveva un bambino come tanti. Il suo nome era Luigi.

Luigi adorava fare colazione, tutte le mattine si svegliava pieno di buonumore, scendeva le scale, arrivava in cucina, e si preparava la colazione: una fetta di pane, un po’ di marmellata, e tanto tanto latte al cioccolato. Ma questo latte al cioccolato Luigi non lo beveva in una tazza qualsiasi, lo beveva nella sua tazza preferita: blu a pois gialli. Le aveva dato anche un nome: Gialletta.

Gialletta aveva per Luigi un valore particolare, e anche quando andava in vacanza la portava con sé, altrimenti il latte non avrebbe saputo l’abituale sapore. Quella era la sua unica tazza.

Luigi cresceva forte e robusto, finì le elementari e iniziò ad andare alle medie, poi finì anche quelle ed arrivò alle superiori. La mattina era sempre contento di fare colazione, e tutti i giorni Gialletta lo aspettava pulita nella credenza, bella come fosse il primo giorno.

Luigi in seconda superiore andò in vacanza, e si dimenticò a casa la sua tazza. Subito fu un trauma, Luigi si sforzava di fare colazione nelle anonime tazze bianche da albergo, dove neppure si vede il livello del latte da quanto sono pallide e malate. Proseguì in questo tentativo per qualche giorno, fino a quando cioè, passeggiando per strada, non vide dentro un negozio, una tazza verde a pois rossi. Entrò e la comprò.

Quelle vacanze assunsero una nuova luce, fare colazione nella sua nuova e sgargiante tazza non aveva paragoni, mica come quelle tazze palliducce e quella vecchia tazza, dai colori fuori moda, di Gialletta. Tornato dalle vacanze Luigi sistemò, in un ripiano nascosto della credenza, la sua vecchia compagna di colazioni.

Passò quasi un anno, nel quale il nostro ragazzone si era dimenticato di tutti i momenti in cui Gialletta lo aveva accompagnato: gli esami delle elementari, quelli delle medie, le prime cotte adolescenziali, l’arrivo del cucciolo Spotty e la gamba rotta. In questo anno esisteva solo pois rossi, vivace e alla moda, comoda e robusta. Una mattina però Luigi la prese in mano, la appoggiò con delicatezza sul tavolo, ma questa andò in mille pezzi, frantumata come un pacchetto di biscotti sotto le scarpe, sbriciolata in pezzi piccoli quanto la sabbia dei Caraibi.

Luigi ci rimase male dapprima ma, dopo pochi secondi di meditazione, si ricordò di Gialletta; in fondo, in questo momento, poteva ancora fare al caso suo. Si arrampicò sulla credenza per arrivare al ripiano fuori mano in cui l’aveva nascosta. Allungò il braccio, ma non trovò nulla; provò nel ripiano più in là, ma non c’era; cercò ovunque, ma non c’era.

In quel momento Luigi si ricordò di cosa aveva vissuto con quella tazza, quanti momenti felici o difficili o tristi, ma tutti momenti importanti. E ora Gialletta non c’era più, persa in un armadio per una tazza sconosciuta.

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